Saverio Cecere

attività espositiva di Saverio Cecere

 


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Rosario Pinto

 

L’impegno cinestetico dell’attività creativa di Saverio Cecere

 

Uno dei più importanti ottenimenti della ricerca astrattista è stato, durante tutto il corso del ‘900, saper fare della coerenza logica del progetto l’essenza contenutistica dell’opera, alimentando l’indirizzo analitico della realtà fenomenica, sviluppato da parte dell’artista, non verso una restituzione figurativa della consistenza formale delle cose, ma verso la rivelazione delle ragioni intrinseche che le cose stesse presiedono, ragioni che si giustificano non secondo una predittività eteronormata, ma come ‘semplici’ sviluppi di una processualità evenienziale leggibile ‘more geometrico’.

Poste tali ragioni, che trovano il proprio primo ancoraggio già negli intendimenti di Malevic, occorreva sviluppare ulteriormente la processualità creativa, integrando, sul piano della completezza intrinseca del progetto produttivo, l’attività dell’artista con l’intervento fruitivo.

Duchamp, sul punto, aveva fornito indicazioni preziose, ma rimanevano tutte nell’ambito della dimensione propriamente ‘concettuale’ ed occorreva compiere un più coraggioso intervento che legasse l’analiticità propria della processualità ‘astrattista’ con la proiezione coinvolgente delle dinamiche ‘concettuali’.

Tale abbrivio sarebbe stato nel segno delle prammatiche ‘cinestetiche’, quelle, cioè, che, a differenza dell’illusionismo ‘cinetico’ avrebbero saputo fare del fruitore dell’opera d’arte non un osservatore soggiacente (come avviene, appunto, secondo il ‘Cinetismo’) ma un protagonista ed un vero e proprio comprimario, a fianco dell’artista, nel rendere pregnanza significativa al corpo dell’opera.

‘Cinestetismo’ significa, quindi, coinvolgimento fruitivo nel segno d’una mobilità espressiva che, intrinsecamente appartenente all’opera, viene strutturata in ‘ferma significativa’ dal fruitore col suo intervento di godimento estetico, un godimento estetico mobile e friabile e perciò tutt’altro che disponibile ad attestarsi nell’ubi consistam d’una pre-dizione significazionale.

Protagonista di primissimo piano della temperie ‘cinestetica’ è Saverio Cecere, con una ricerca che dispone l’equilibrio delle parti non mai in una ‘ferma statica’, ma in una disponibilita ‘cinematica’, che si trasforma in sostanza ‘cinestetica’ allorché il fruitore ‘completa’ con il proprio intervento di godimento estetico il rilievo ‘oggettuale’, ma anche ‘oggettivo’, che l’opera ha il pregio di racchiudere in sé non nella misura univoca d’una struttura irreversibile e fissa, ma nella consistenza eidetica d’una disponibilità pluriversa di cui è dato il privilegio a ciascun osservatore di disporre un proprio disciplinare fruitivo, un disciplinare fruitivo, evidentemente, plurale, e, proprio per questo, disponibile alla esplicitazione di quella moltiplicazione di senso che un’opera di stringente spessore ‘cinestetico’ non può non avere.

La ricerca di Saverio Cecere, nel corso del tempo, ha maturato equilibri sempre più avanzati e convincenti, muovendosi, progressivamente, da una slabbratura dell’immagine ad una prospettazione analitica dei suoi assetti intrinseci, al cui interno egli ha saputo rivelare le ragioni dell’oggetto come spunti eidetici da offrire allo spettatore come occasione di intervento completativo della datità significazionale dell’opera.

 


 

Rosario Pinto

CONTRIBUTO CRITICO PER LA PRESENTAZIONE DI UNA INSTALLAZIONE DI SAVERIO CECERE

Filmato di una Installazione di Saverio Cecere in cui appaiono nella loro massima evidenza le ragioni di ordine ‘cinestetico’. Può essere interessante stabilire una misura di confronto con l’opera di Calder, con la sua logica dei Mobiles.  Di fatto, ciò che interessa è osservare come lo sviluppo delle peculiarità cinestetiche avvenga in Calder facendo leva su un gradiente a metà via tra ‘Espressionismo Astratto’ e ‘Nuclearismo’, mentre in Cecere viene pienamente osservata la misura della disposizione astratto-geometrica.

Di fatto, abbiamo già potuto osservare nel contesto di altre nostre definizioni e perimetrazioni storiografiche come sia fertle e producente il confronto critico tra sensibilità ‘nuclearista’ e disposizione astratto-geometrica. In questo caso, l’Installazione di Cecere suggerisce un confronto con l’opera di un altro artista, A. Calder, ma, in altri casi, avviene addirittura che uno stesso artista – è il caso di Libero Galdo, nei primi anni Cinquanta – presenti soluzioni integrate di pratica ‘astratto-geometrica’ e ‘nucleare’, anche al di là di soluzioni di mobilizzazione del prodotto. Giova osservare, infine, che la sensibilità ‘cinestetica’ di schietta matrice ‘concettuale’ costituisce l’alveo entro il quale si rende praticabile una fruttuosa condizione di scambio e di  compartecipazione co-creativa da parte del fruitore.


Un articolo di Rosario Pinto sul “Roma” del 6 giugno 2016 dedicato alla attività creativa di Saverio Cecere