La pittura tedesca dell’Ottocento nei grandi cicli figurativi di Roma e di Napoli tra Nazareni e von Marées

Rosario Pinto

Partiremo da un dipinto che ritrae due fanciulle che si trattengono insieme, all'aperto, avendo alle proprie spalle un paesaggio di sereno slargo ambientale; esso è opera di Friedrich Overbeck e ritrae Italia e Germania . L'opera è del 1828, ed interpreta le istanze romantiche di un secolo dell'800 che aveva già imparato a lasciar fluire la sensibilità emotiva di David entro i nuovi canali di una pregnanza romantica, che non intendeva però, presentarsi negli aspetti dell'irruenza di Delacroix o del pragmatismo esistenziale di Géricault.

Overbeck è un esponente del movimento dei 'Nazareni', una comunità di artisti che intende la pratica creativa come un ritorno alle radici semplici ed originarie della prima pittura moderna, quella che, dopo gli ansiti gotici e poi anche tardogotici, inaugurava la stagione della prospettiva e della solarità umanistica del pieno '400. Il movimento fonda le sue origini a Vienna nel 1809 e nasce ad opera, innanzitutto, di Johann Friedrich Overbeck e Franz Pforr che, in alternativa al classicismo accademico danno vita alla Lukasbund (Confraternita di San Luca). Nel 1810 si spostano a Roma, e vanno ad occupare il monastero di Sant'Isidoro sul Pincio, ove prendono a vivere con una sorta di spirito monastico, distinguendosi anche per l’abbigliamento, la capigliatura fluente e per l’ispirazione mistica del loro stile di vita.

Il modello ideale cui questi pittori ispirano il proprio indirizzo creativo non è quello del Rinascimento maturo, ma quello, piuttosto, delle sue origini, da ricercarsi nella prospettiva esemplaristica del Perugino o dello stesso Raffaello degli esordi, per non dire di forti personalità del Rinascimento tedesco come Albrecht Dürer.

F. Overbeck, Italia e Germania , 1828

Nella loro arte spicca il ruolo del disegno e poi la gamma cromatica che è pura ed essenziale, caratterizzata da campiture ampie e luminose. I loro temi sono religiosi e letterari, come ben si evidenzia, ad esempio, nel loro capolavoro più significativo che è dato dalle decorazioni del Casino Giustiniani Massimo di Roma, ove nelle tre sale del piano terreno spiccano le descrizioni figurative dei tre poemi di Dante, Tasso ed Ariosto. Il ciclo di questi affreschi viene eseguito tra il 1817 ed il 1829, ad opera di Peter von Cornelius e Joseph Anton Koch (Stanza di Dante), Johann Friedrich Overbeck (stanza di Tasso), Julius Schnorr von Carolsfeld e Joseph von Führich (stanza dell’Ariosto).

L’altro ciclo di cui giova ancora discutere è quello che si trova a Napoli ed occupa il salone della Biblioteca della Stazione Zoologica Anton Dohrn; esso fu realizzato nel 1873 ad opera di Hans von Marées ed inaugura uno stile di compunta compostezza formale che costruisce i suoi assetti, però, non seguendo rigide forme classicistiche, ma un severo ordinamento compositivo, nutrito di grande sensibilità materica e di una capacità di accostamento alla datità realistico-verista, che sfugge alle indicazioni prescrittive sia di marca storicistica che di marca positivistica, istradandosi, piuttosto, lungo una linea di realismo critico che è quello cui si è rivolta tutta la temperie ottocentesca tedesca, fino alla sua evoluzione, poi, nelle sintesi secessionistiche di Monaco e di Berlino.

H. von Marées, Affreschi della Stazione zoologica di Napoli, 1873 (dettaglio)

Il ciclo napoletano, ispirato alla vita del mare, enuclea immagini realistiche che sono di asciutta essenzialità figurativa e sembrano preludere alle significazioni creative che caratterizzeranno, più tardi, negli anni ’20 e ’30 del ‘900, le soluzioni di viva sensibilità oggettuale che definiscono la temperie della Neue Sachlichkeit.

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